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PENSIONI CON SVISTA, L'ASSEGNO E’ SBAGLIATO ECCO COME SCOPRIRLO!

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di Monica Rubino - la Repubblica


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Si chiamano diritti inespressi. E sono quelli che per produrre effetti vanno espressamente rivendicati. Non farlo può significare ritrovarsi con una pensione più povera.

Come la signora Maria, vedova e invalida civile, che vive con la reversibilità del marito e che non sapeva di avere diritto anche all'assegno al nucleo familiare.

Perché, da quando l'Inps ha smesso di inviare a casa il cedolino della pensione, anche lei, come tanti altri pensionati, non poteva controllare quello che le spettava.

A farle scoprire il suo diritto inespresso è stato lo Spi, il sindacato pensionati della Cgil.

Che ha controllato la busta paga di Maria e le ha fatto recuperare i 52 euro mensili dell'assegno al nucleo familiare, più tutti gli arretrati. Per un totale di quasi 3 mila euro.

Una storia a lieto fine scelta fra gli oltre 22 mila pensionati "intercettati" dallo Spi-Cgil, che ha avviato una vasta campagna nazionale proprio per stanare gli errori di calcolo dell'Inps.

E consentire ai pensionati di recuperare le somme non avute semplicemente perché non richieste.

 Dalle integrazioni al minimo, alle prestazioni assistenziali, dagli assegni familiari alle quattordicesime non conteggiate e così via.

A volte si tratta di piccole cifre, 40-50 euro, che però su pensioni minime possono fare la differenza.

Il servizio, gratuito, è cominciato nel 2013, quando l'Inps, per tagliare i costi di spedizione, ha smesso di mandare per posta il cedolino, il cosiddetto "modello ObisM", ai pensionati.

Che oggi possono controllare la loro situazione solo online, collegandosi al sito dell'Inps con il proprio Pin. Cosa non proprio agevole dal momento che circa l'80 per cento delle persone anziane non usa internet (dati Censis).

I controlli dello Spi, fatti grazie ai patronati sparsi su tutto il territorio, sono dedicati soprattutto sulle pensioni più basse (quelle comprese entro gli 850 euro lordi). 

Nel caso venga scovato un errore, lo Spi contatta il pensionato, verifica con lui l'assegno e poi fa domanda all'Inps per il ricalcolo della pensione. Arretrati compresi.

Finora i risultati della campagna sono stati incoraggianti:

«Dal 2013 a oggi abbiamo recuperato circa 20 milioni di euro e i patronati coinvolti aumentano di anno in anno», fanno sapere dallo Spi.

In particolare alcune regioni hanno raggiunto un vero e proprio record di pratiche andate a buon fine, come il Lazio (9 mila pensionati per un totale di 6 milioni di euro recuperati), la Puglia (6 mila per 3,5 milioni), il Piemonte (2 mila per 4,5 milioni di euro) e il Veneto (2 mila per 2,5 milioni).

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